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Cava di marmo Cabitto

Si trova a 2000 metri di altitudine. È stata usata per quasi mille anni ed è stata chiusa negli anni 30 del ventesimo secolo. Una nuova cava è stata aperta sul versante opposto della montagna in zona Maiera.

In patois Cabitto significa baracca. Per il momento non ho trovato una ragione documentata per questo. Posso solo immaginare che anticamente le strutture della cava e le abitazioni per chi ci lavorava fossero alquanto precarie. Comunque la cosa appare strana perché gli edifici che si possono ancora vedere – anche con quasi un secolo di abbandono – sono molto belli.
Originariamente il marmo veniva lizzato a valle lungo la mulattiera che ancora oggi su usa per andare alla cava. Tant'è che lungo di essa si trovano ancora blocchi abbandonati talvolta parzialmente lavorati. Durante gli ultimi decenni della sua vita commerciale, la cava è stata dotata di un piano inclinato dotato di ferrovia che trasportava i blocchi a quasi mille metri di altitudine più in basso attraversando pendenze impressionanti che talvolta si avvicinano al 100%.
Il filone di marmo ha una potenza di circa 60 metri. È per lo più bianco con estese zone di striato grigio e bardolino.
Le rocce grigie visibili nelle foto sono di marmo bianco... La ragione sta nel fatto che nel tempo muschi, licheni e depositi vari ne hanno coperto la superficie.

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Vista generale

Nel libro «Pinerolo antico e moderno ed i suoi dintorni» del canonico G. Croset-Mouchet (Tipografia Municipale di G. Chiantore - Pinerolo – 20 luglio 1854) si può leggere: «...Trovansi pure in questa provincia alcune quantità di marmi, il bardiglio (bigio-chiaro venato), ma specialmente il bianco di Perrero. Queste cave erano state anticamente coltivate: ed avevano somministrato il marmo col quale fu rifatta la facciata della Metropolitana di S. Giovanni in Torino nel 1498, ma poscia furono deserte o per incuria degli uomini e per deficienza nelle arti, o per ingiuria delle sanguinose guerre. Ma sono state riattivate pochi anni or sono, mercé il generoso eccitamento di Re Carlo Alberto, il quale ne fece estrarre i marmi dei più preziosi ornamenti della Real Villa di Racconigi, e delle colonne che fregiano parecchie sale del Real Palazzo di Torino. Oggi queste cave prosperano mercé l'esperta attività del signor Cav. Gagini insigne scultore».

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Baraccamento dei dipendenti.
Foto del 2007.

Sartorio
1934: un grosso carico di marmo scende dal piano inclinato.
Foto di Piero Sartorio.
Per gentile concessione della famiglia Sartorio.

Sartorio
1934: la ferrovia del piano inclinato quando era in funzione. Al centro si nota il cavo traente.
Foto di Piero Sartorio.
Per gentile concessione della famiglia Sartorio.

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Stalla e servizi della cava.
Foto del 2007.

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Interno di un edificio.
Foto del 2007.

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Edificio con fontana.
Foto del 2007.

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Panorama con la luna.
Foto del 2007.

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Marmo semi lavorato e abbandonato.
Foto del 2007.

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Vista.
Foto del 2007.

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