Paolo Demeglio
[NB: questo testo è una trascrizione AI della registrazione del
convegno con una minima rielaborazione automatica per la sistemazione
formale del testo]
Buongiorno a tutte e a tutti.
Sono di nuovo qui per illustrarvi alcuni aggiornamenti dello studio che
stiamo conducendo, insieme a Ettore Peyronel e ad altri collaboratori,
sulle valli del Pinerolese, con un focus specifico sulla chiesa di San
Martino e sulla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena a Perrero.
Riprenderò brevemente le fila del discorso per contestualizzare il
lavoro a chi non era presente negli anni scorsi.
Innanzitutto, è importante specificare che le nostre sono indagini di
archeologia dell'elevato e dell'architettura. Non abbiamo ancora potuto
effettuare sondaggi di scavo, che rimangono un nostro obiettivo futuro
da finanziare, ma ci stiamo concentrando sull'analisi stratigrafica
delle pareti del campanile della parrocchiale e della chiesa di San
Martino. L'archeologia dell'architettura applica il metodo
stratigrafico in elevato: analogamente a quanto avviene con gli strati
di terra negli scavi, noi leggiamo le sequenze di pietre, mattoni e
malte per individuare le diverse fasi costruttive e formulare così
delle proposte interpretative.
Per quanto riguarda le fonti storiche, la prima menzione di un edificio
religioso nelle valli è un documento del 1020 relativo alla pieve di
Pinasca, considerato però irreperibile e di dubbia autenticità. Un
documento del 1034 cita "Germanasca", rappresentando forse la prima
menzione della valle, sebbene l'interpretazione sia incerta e alcuni
studiosi la collochino a Germagnano, nelle Valli di Lanzo. Documenti
storici più sicuri risalgono alla fondazione dell'abbazia di Cavour
(tra il 1037 e il 1075), dove il vescovo Landolfo cita in modo indubbio
la pieve di Pinasca come la più antica della zona. Nel 1064, la
contessa Adelaide di Susa fondò il monastero di San Michele a Pinerolo
dotandolo di beni nella "Valle Santi Martini", legando di fatto il nome
della chiesa alla valle. Fondamentale è poi una bolla del 1122 di Papa
Callisto II, che conferma all'abbazia di Pinerolo il possesso di "due
chiese" nella valle: quasi certamente San Martino e l'attuale
parrocchiale di Perrero. Un ulteriore atto del 1252 fu redatto nella
Val San Martino "sotto il portico di una chiesa", verosimilmente
proprio il portico della parrocchiale di Perrero.
Passando alle indagini sul campo, grazie al Comune di Perrero e alla
Diocesi di Pinerolo, abbiamo realizzato il rilievo dell'interno del
campanile di Santa Maria Maddalena. Sebbene l'esterno sia intonacato,
l'interno mostra ancora la pietra a vista, un elemento essenziale per
la nostra lettura stratigrafica. A causa degli spazi ristretti e bui, i
rilievi sono stati eseguiti con un laser scanner portatile SLAM. Oltre
alla bifora medievale già visibile a ovest dall'esterno, le rilevazioni
interne ci hanno permesso di individuare i resti delle altre tre bifore
tamponate. L'analisi ha portato alla luce dettagli molto precisi, come
i pilastrini di sostegno e i capitelli in pietra da cui originavano gli
archi, rimasti esattamente nella loro collocazione originaria.
Sulla chiesa di San Martino abbiamo invece eseguito un rilievo molto
accurato tramite drone e stazione GPS. La pianta mostra due navate
decisamente asimmetriche, suddivise da un muro di tramezzo: una
settentrionale più ampia e una meridionale più piccola, entrambe
concluse da un'abside semicircolare. Come gran parte delle chiese
antecedenti al XII-XIII secolo, l'edificio aveva l'abside orientata a
est, sebbene leggermente ruotata per assecondare la morfologia naturale
del terreno.
I nuovi dati ci hanno portato a rivedere le nostre precedenti
interpretazioni sulle fasi costruttive di San Martino, riducendole.
Un'anomalia sulla parete nord, precedentemente attribuita a una fase
più antica dell'edificio, si è rivelata essere dovuta al fatto che il
muro fu inizialmente costruito contro il terreno naturale, il cui
livello all'esterno era più alto rispetto all'interno della chiesa.
Allo stesso modo, un'evidente differenza nelle malte – una chiara nella
fascia inferiore e una grigiastra in quella superiore – non indica due
fasi murarie distinte; la malta più recente fu stesa in un secondo
momento sulla stessa muratura originaria, e le sue stilature passano
addirittura sotto a un affresco medievale.
Il rilievo dell'esterno del muro settentrionale, finora inedito, ha
rivelato tre finestre a doppio strombo e i resti del basamento del
campanile. La presenza della torre campanaria per questa chiesa
risalente all'XI secolo (la cosiddetta "chiesa dell'anno Mille") è in
linea con le prescrizioni architettoniche dell'età carolingia, che
resero obbligatorio questo elemento. I nuovi rilievi della facciata
hanno inoltre evidenziato diverse fasi di ricostruzione successive,
concentrate soprattutto intorno alla zona dell'ingresso.
Infine, l'analisi del muro di tramezzo che separa le due navate ha
fornito importanti conferme sulle geometrie degli archi. Tramite
verifiche a computer, abbiamo appurato che l'apertura adiacente
all'abside vanta un arco a tutto sesto di eccellente fattura risalente
all'XI secolo, che si lega perfettamente alla fase costruttiva più
antica dell'edificio. Le restanti quattro aperture del tramezzo furono
invece riedificate in seguito a un importante crollo medievale. Questi
archi successivi presentano una sagoma "falcata" (con intradosso ed
estradosso ad aperture divergenti) e furono eseguiti con minor perizia
da maestranze meno esperte, come dimostrano i centri geometrici
imprecisi e le dimensioni tutte diverse l'una dall'altra.
In sintesi, la chiesa di San Martino in origine doveva presentarsi con
le due absidi all'esterno, il campanile collocato a nord (probabilmente
a sua volta dotato di una propria piccola abside), e pregevoli
decorazioni interne dipinte a finti marmi scanditi da linee rosse,
dettagli che avremo modo di osservare direttamente sul posto.
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