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Persone e Territorio 2026

Paolo Demeglio

[NB: questo testo è una trascrizione AI della registrazione del convegno con una minima rielaborazione automatica per la sistemazione formale del testo]

Buongiorno a tutte e a tutti.
Sono di nuovo qui per illustrarvi alcuni aggiornamenti dello studio che stiamo conducendo, insieme a Ettore Peyronel e ad altri collaboratori, sulle valli del Pinerolese, con un focus specifico sulla chiesa di San Martino e sulla chiesa parrocchiale di Santa Maria Maddalena a Perrero. Riprenderò brevemente le fila del discorso per contestualizzare il lavoro a chi non era presente negli anni scorsi.
Innanzitutto, è importante specificare che le nostre sono indagini di archeologia dell'elevato e dell'architettura. Non abbiamo ancora potuto effettuare sondaggi di scavo, che rimangono un nostro obiettivo futuro da finanziare, ma ci stiamo concentrando sull'analisi stratigrafica delle pareti del campanile della parrocchiale e della chiesa di San Martino. L'archeologia dell'architettura applica il metodo stratigrafico in elevato: analogamente a quanto avviene con gli strati di terra negli scavi, noi leggiamo le sequenze di pietre, mattoni e malte per individuare le diverse fasi costruttive e formulare così delle proposte interpretative.
Per quanto riguarda le fonti storiche, la prima menzione di un edificio religioso nelle valli è un documento del 1020 relativo alla pieve di Pinasca, considerato però irreperibile e di dubbia autenticità. Un documento del 1034 cita "Germanasca", rappresentando forse la prima menzione della valle, sebbene l'interpretazione sia incerta e alcuni studiosi la collochino a Germagnano, nelle Valli di Lanzo. Documenti storici più sicuri risalgono alla fondazione dell'abbazia di Cavour (tra il 1037 e il 1075), dove il vescovo Landolfo cita in modo indubbio la pieve di Pinasca come la più antica della zona. Nel 1064, la contessa Adelaide di Susa fondò il monastero di San Michele a Pinerolo dotandolo di beni nella "Valle Santi Martini", legando di fatto il nome della chiesa alla valle. Fondamentale è poi una bolla del 1122 di Papa Callisto II, che conferma all'abbazia di Pinerolo il possesso di "due chiese" nella valle: quasi certamente San Martino e l'attuale parrocchiale di Perrero. Un ulteriore atto del 1252 fu redatto nella Val San Martino "sotto il portico di una chiesa", verosimilmente proprio il portico della parrocchiale di Perrero.
Passando alle indagini sul campo, grazie al Comune di Perrero e alla Diocesi di Pinerolo, abbiamo realizzato il rilievo dell'interno del campanile di Santa Maria Maddalena. Sebbene l'esterno sia intonacato, l'interno mostra ancora la pietra a vista, un elemento essenziale per la nostra lettura stratigrafica. A causa degli spazi ristretti e bui, i rilievi sono stati eseguiti con un laser scanner portatile SLAM. Oltre alla bifora medievale già visibile a ovest dall'esterno, le rilevazioni interne ci hanno permesso di individuare i resti delle altre tre bifore tamponate. L'analisi ha portato alla luce dettagli molto precisi, come i pilastrini di sostegno e i capitelli in pietra da cui originavano gli archi, rimasti esattamente nella loro collocazione originaria.
Sulla chiesa di San Martino abbiamo invece eseguito un rilievo molto accurato tramite drone e stazione GPS. La pianta mostra due navate decisamente asimmetriche, suddivise da un muro di tramezzo: una settentrionale più ampia e una meridionale più piccola, entrambe concluse da un'abside semicircolare. Come gran parte delle chiese antecedenti al XII-XIII secolo, l'edificio aveva l'abside orientata a est, sebbene leggermente ruotata per assecondare la morfologia naturale del terreno.
I nuovi dati ci hanno portato a rivedere le nostre precedenti interpretazioni sulle fasi costruttive di San Martino, riducendole. Un'anomalia sulla parete nord, precedentemente attribuita a una fase più antica dell'edificio, si è rivelata essere dovuta al fatto che il muro fu inizialmente costruito contro il terreno naturale, il cui livello all'esterno era più alto rispetto all'interno della chiesa. Allo stesso modo, un'evidente differenza nelle malte – una chiara nella fascia inferiore e una grigiastra in quella superiore – non indica due fasi murarie distinte; la malta più recente fu stesa in un secondo momento sulla stessa muratura originaria, e le sue stilature passano addirittura sotto a un affresco medievale.
Il rilievo dell'esterno del muro settentrionale, finora inedito, ha rivelato tre finestre a doppio strombo e i resti del basamento del campanile. La presenza della torre campanaria per questa chiesa risalente all'XI secolo (la cosiddetta "chiesa dell'anno Mille") è in linea con le prescrizioni architettoniche dell'età carolingia, che resero obbligatorio questo elemento. I nuovi rilievi della facciata hanno inoltre evidenziato diverse fasi di ricostruzione successive, concentrate soprattutto intorno alla zona dell'ingresso.
Infine, l'analisi del muro di tramezzo che separa le due navate ha fornito importanti conferme sulle geometrie degli archi. Tramite verifiche a computer, abbiamo appurato che l'apertura adiacente all'abside vanta un arco a tutto sesto di eccellente fattura risalente all'XI secolo, che si lega perfettamente alla fase costruttiva più antica dell'edificio. Le restanti quattro aperture del tramezzo furono invece riedificate in seguito a un importante crollo medievale. Questi archi successivi presentano una sagoma "falcata" (con intradosso ed estradosso ad aperture divergenti) e furono eseguiti con minor perizia da maestranze meno esperte, come dimostrano i centri geometrici imprecisi e le dimensioni tutte diverse l'una dall'altra.
In sintesi, la chiesa di San Martino in origine doveva presentarsi con le due absidi all'esterno, il campanile collocato a nord (probabilmente a sua volta dotato di una propria piccola abside), e pregevoli decorazioni interne dipinte a finti marmi scanditi da linee rosse, dettagli che avremo modo di osservare direttamente sul posto.












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