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Persone e Territorio 2026

Laura Gelato Anita Tarascio

[NB: questo testo è una trascrizione AI della registrazione del convegno con una minima rielaborazione automatica per la sistemazione formale del testo]

[Moderatore] Buongiorno, o meglio, buon pomeriggio con una precisione inquietante. Sono esattamente le 15:00 in questo momento; a parte il fuso orario non corretto, ma non importa, bentornati. Speriamo che la digestione non sia troppo pesante. Il pomeriggio sarà dedicato alle persone della valle e in particolare parleremo di tre figure. Il primo intervento sarà tenuto da Laura Gelato e Anita Tarascio e parlerà di Suor Ida Bert, un personaggio importante che ha avuto un ruolo di rilievo nelle attività solidaristiche del tempo e del quale ci racconteranno tutto.
Buongiorno e ben ritornati. Cominciamo questo pomeriggio parlando di una persona molto importante che ha vissuto in una frazione di Bovile. Questa mattina i relatori hanno parlato delle tracce presenti sul territorio; chi visita i Vrocchi di Bovile può trovare due tracce importanti che si collegano a questa figura. La prima è una lapide posata nel 2004 dalla famiglia dei discendenti dei Bert: un luogo speciale perché è stata collocata nella casa dove Ida Bert è stata allevata e dove più volte è ritornata nel corso della sua vita. L'altra traccia è il Museo delle Diaconesse, inaugurato nel 2015 sempre ai Vrocchi e allestito in un altro luogo fondamentale per la comunità, ovvero la scuola. Abbiamo con noi Anita Tarascio, una delle curatrici che ancora oggi si occupa del museo, il quale è stato creato, lo ricordiamo, grazie alla donazione dei materiali da parte della famiglia. La cosa bella che mi piace sottolineare è che alla realizzazione del museo hanno collaborato in tanti: molte persone avevano a cuore questa figura e volevano che si tramandasse ciò che aveva fatto per il territorio. Do la parola ad Anita Tarascio che ci parlerà del museo e delle diaconesse.

[Anita Tarascio] Vi ringrazio. Comincio subito spiegando che cosa sono le diaconesse. Dobbiamo innanzitutto cercare di capire chi fossero. A livello etimologico, la parola "diaconessa" è di origine greca e significa "diacono", "servitore". Già la Chiesa cattolico-romana nell'antichità contemplava il ruolo delle diaconesse per l'assistenza ai poveri, ma facciamo un excursus storico per inquadrare meglio la questione in ambito valdese.
Dopo il Rimpatrio, e per gran parte del XVIII secolo, i valdesi furono segregati nelle valli, isolati nel cosiddetto "ghetto alpino" senza poter scendere in pianura. Con la Rivoluzione Francese e i suoi ideali di libertà e progresso, la situazione cambiò a livello europeo. Dai lunghi periodi di battaglie contro l'intolleranza religiosa si passò alla tolleranza del triennio giacobino (1796-1798), seguita dal crollo della monarchia sabauda e dall'insediamento a Torino del governo provvisorio repubblicano, che proclamò l'uguaglianza giuridica dei cittadini. Nel quindicennio dell'Impero Napoleonico il ghetto scomparve. Anche se con il Congresso di Vienna si riaprirono le porte alla Restaurazione, dopo la Rivoluzione Francese il clima era ormai cambiato, il che portò ai primi moti rivoluzionari del 1820-1821.
In questo contesto, i pastori dell'Ottocento e la Tavola Valdese si impegnarono fortemente per tenere unita la società valdese sia sul piano spirituale che politico, mantenendo contatti con l'Europa protestante. Entrammo così nel famoso periodo del Risveglio. Si voleva resistere ma allo stesso tempo costruire una comunità fondata sui valori di libertà, dibattito sociale, solidarietà e diaconia. Nel 1825 arrivò Felix Neff, un evangelista ginevrino che, predicando, portò i "risvegliati" a vivere l'entusiasmo della fede con un forte desiderio di rinnovamento e coinvolgimento personale.
Nacquero così diverse opere sul territorio, mosse dal bisogno di creare legami di umanità con i bisognosi e gli anziani: in questo consiste la diaconia. Di fronte a una difficile situazione socioeconomica, caratterizzata da migrazioni, abbandono della montagna, malattie e povertà, vennero istituite le borse dei poveri presso i concistori. L'idea di organizzare un ministero femminile dedicato alla cura dei malati nacque a Kaiserswerth, in Germania, grazie al pastore luterano Theodor Fliedner, che si ispirò all'ammirevole opera dell'inglese Elizabeth Fry nell'assistenza alle carcerate. Nel 1833 Fliedner accolse una detenuta appena rilasciata e costituì un ordine femminile protestante per farsi aiutare in queste opere: nacquero così le diaconesse. Nel 1842 iniziò l'attività dell'Istituto delle diaconesse in Svizzera, che divenne il principale formatore di direttrici e infermiere per le opere valdesi. I cinque punti fondamentali del ministero erano: formazione, consacrazione, servizio gratuito, vita comunitaria (con l'uso del tipico costume) e ubbidienza. Il matrimonio era consentito solo dopo aver abbandonato il percorso. Le diaconesse valdesi prestarono servizio in moltissime strutture: l'Ospedale Valdese di Torino, gli ospedali di Genova, Pomaretto e Palermo, gli asili di Luserna San Giovanni, Milano, Firenze e le colonie marine e montane. Affrontavano tre anni di formazione infermieristica (che, a partire dal 1915, si svolgeva alla Casa delle Diaconesse di Torino) per poi perfezionarsi in Svizzera.
Parliamo ora di Suor Ida Bert. Ida Bert nacque a Faetto il 17 dicembre 1880. Rimasta orfana di madre, fu adottata dallo zio materno Alexandre Genre, sindaco di Bovile, e andò a vivere ai Vrocchi con il fratello Giovanni. Ragazza studiosa, gentile e gran lavoratrice, si diplomò a pieni voti alla scuola elementare nel luglio 1894 e iniziò a insegnare in piccole classi tra il 1897 e il 1906. Nel 1908 espresse il suo grande desiderio: diventare diaconessa per servire Dio e curare i poveri. La famiglia, sebbene dispiaciuta per la lontananza, non si oppose alla vocazione e il 18 aprile 1908 il padre Enrico firmò l'atto di consenso. Nel novembre 1908, Ida entrò come aspirante novizia nella Casa delle Diaconesse di Torino. Dopo un periodo in Germania a Kaiserswerth e in Svizzera, tornò in Italia prestando la sua opera a Milano e, successivamente, all'Ospedale Protestante di Genova, dove imparò la lingua inglese per poter assistere e far sentire a casa i marinai malati. Fu consacrata a Pomaretto nel novembre 1914. A causa degli eventi della Prima Guerra Mondiale e del ritorno dal fronte del fratello gravemente malato, richiese dei congedi per assistere la sua famiglia e la gente della borgata. Durante la Seconda Guerra Mondiale non si risparmiò nell'assistenza, curando la gente del posto e aiutando i partigiani. Con il passare degli anni, a causa della crisi delle vocazioni e della solitudine derivata dai lutti familiari, si ritirò nel settembre 1969 presso la Casa delle Diaconesse di Torre Pellice, dove si spense il 1° settembre 1978 a quasi 98 anni. Riposa nel cimitero di Bovile. Lascio la parola a Laura.

[Laura Gelato] Intanto ringrazio, anche perché è stato bello ascoltare il racconto della vita di un'infermiera che ha prestato servizio sul territorio dalla voce di una dottoressa che ha operato in questa valle per 30 anni. Concludo parlando di alcuni aneddoti. Le date e le cariche sono i fatti principali, ma sono le piccole cose e i gesti della vita quotidiana a lasciare un segno nel cuore delle persone. Una nipote ricorda che quando andava a dormire da Suor Ida, pur avendo lei le mani già tremanti, al mattino la pettinava, le faceva la crocchia e passava i nastri sulla stufa calda per renderli più gonfi: la bambina percepiva tutto il garbo e la dolcezza con cui lo faceva. Ricorda anche i momenti di confidenza sulla paglia della stalla, e l'accoglienza sempre serena e sorridente che le riservava anche quando ormai, anziana, non vedeva più bene. Dalle testimonianze emerge una persona molto modesta e discreta, che forse si sarebbe persino imbarazzata per questi onori. Ha insegnato molto a tutti noi: ha sempre collaborato e aiutato chiunque, andando al di là della fede religiosa e della nazionalità, proprio come a Genova con i marinai. È stato un grande esempio per tutti; ringrazio in particolare Vera Bert per averci condiviso questi preziosi aneddoti.
[Intervento dal pubblico] Posso raccontarvi la mia esperienza? Certo. Nel 1965, quando ero bambino, io e mia nonna andammo a trovare Suor Ida, che era molto malata. Sapevamo che, probabilmente, sarebbe stata l'ultima volta che l'avremmo vista. Arrivammo alla scuola dei Vrocchi e mi fecero aspettare all'ingresso. Alla fine della visita, mia nonna e Suor Ida si abbracciarono affettuosamente. Mia nonna mi raccontò in seguito che si volevano molto bene e che Suor Ida l'aveva sempre aiutata a prescindere da tutto, sebbene mia nonna fosse cattolica e lei una diaconessa valdese. Mia nonna morì nel '72 e Suor Ida nel '78. Volevo semplicemente condividere con voi questo bellissimo ricordo.


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