Marina Bedìn Franco
Gelato
[NB: questo testo è una trascrizione AI della registrazione del
convegno con una minima rielaborazione automatica per la sistemazione
formale del testo]
Moderatore: Scusate, non riesco molto a moderare e infatti siamo andati
lunghi sui tempi, ma va bene così. Adesso avremo un intervento di
Marina Bedin e Franco Gelato per parlare dell'altro Don Richiardone. È
l'altro dei due parroci che appartenevano a religioni diverse, ma
aiutavano tutti, forse proprio perché le rappresentavano entrambe al
meglio. Tra l'altro, per un lungo periodo della mia vita ho pensato che
oggi questa attitudine fosse diventata una cosa scontata; in questi
ultimi anni, mi sembra che non lo sia più tantissimo. Comunque, vi cedo
la parola.
Relatore 1: Grazie. Mi collego a quanto hanno detto Anita e Laura
sull'umiltà di queste persone, in quanto Don Giulio Richiardone è un
grande esempio per questa valle. È sempre stato un parroco prodigo
verso tutti gli abitanti di queste borgate, indipendentemente dalla
loro fede: tra cattolici e valdesi non ha mai fatto differenze e ha
sempre aiutato chiunque fosse bisognoso. Si racconta che, anche nei
periodi di carestia, donasse sempre grano e farina alle famiglie più
povere. Si preoccupava costantemente delle difficoltà quotidiane di chi
viveva in questi luoghi. Gli abitanti di Bovile, Grangia, Peone e delle
altre borgate erano molto distanti e dovevano percorrere un lungo
tragitto per portare a macinare i raccolti al mulino a valle.
Per questo motivo, Don Richiardone si è prodigato in prima persona per
costruire una strada, così da rendere più facile il lavoro delle
famiglie povere e agevolare il trasporto. Il primo tratto di strada,
pensato proprio da lui, partiva da Bovile scendendo verso Villa Secca e
i Chiotti. L'ultimo pezzo si era interrotto perché, per gli abitanti
dell'epoca, cedere una porzione di terreno era considerato un danno
grave. Di conseguenza, essendo la sua parrocchia a San Martino,
realizzò una deviazione verso San Martino. Pensò poi di proseguire,
sistemando la vecchia strada che da San Martino scende a Perrero verso
la Eirassa, ovvero l'attuale sentiero che si percorre al contrario
partendo dalla chiesa di Perrero durante la Via Crucis. La costruzione
di questa strada testimonia la grande utilità di una persona che si è
messa a completa disposizione degli abitanti. Inoltre, grazie all'aiuto
del Cavalier Tessore, un altro personaggio importante della valle, ha
fatto arrivare la luce elettrica a San Martino e successivamente a
Bovile, ritenendo ingiusto che gli abitanti dovessero faticare così
tanto in luoghi già tanto impervi.
Don Richiardone è stato parroco in questa chiesa dal 1903 al 1952, anno
della sua morte, passando l'intera sua vita in mezzo alla sua gente. Un
esempio del suo operato lo potete ammirare proprio qui, dove siamo
seduti attualmente: l'altare e i confessionali sono opera sua.
Purtroppo la chiesa ha subito diversi furti, per cui potrete notare che
mancano alcune statuine, come quelle di San Marco e San Luca. Ha fatto
rifare buona parte della chiesa, compreso il battistero, e le
principali opere lignee che vedete sono state realizzate da lui. Al
piano di sopra potrete visitare il laboratorio in cui creava queste
sculture, dove sono conservati tutti i suoi disegni e i suoi attrezzi
originali.
Sempre all'interno di questa chiesa, ha acquistato il primo organo di
tutta la valle. Essendo un grande appassionato di musica e di canto, ha
usato questa sua passione per aiutare i giovani delle borgate,
togliendoli dalle strade e dalle osterie. Insegnando loro a cantare e a
suonare, ha formato la cantoria e la banda musicale, avviando molti
giovani a una passione che poi hanno proseguito anche nei paesi vicini,
come Perrero e Pomaretto. La musica è stata un mezzo fondamentale che
ha pensato per unire e aiutare le persone.
Aveva un'abilità innata nel lavorare il legno. Quando gli chiedevano
come facesse a creare certe statue, rispondeva: "Non ho fatto niente,
la statua è già scolpita all'interno del pezzo di legno che ho in mano;
io tolgo solamente il superfluo". Eliminare il superfluo è un profondo
insegnamento di umiltà, specialmente in una vita in cui si tende invece
ad accumulare. Molte delle sue opere sono state donate, come ad esempio
una culla offerta al Re di Savoia in onore della nascita della figlia
Maria Gabriella. In zona, praticamente non c'è famiglia che non abbia
in casa un mobile, una sedia o un letto realizzato e donato da lui;
sapeva di cosa avevano bisogno e lo costruiva per loro. Ha sempre
trascurato se stesso a beneficio della sua gente, rimanendo un uomo
molto umile.
Don Richiardone era anche un abile pittore. Fuori nel cortile, quando
verrà tolto il telo, si potrà notare un suo affresco semplice ma molto
significativo. Un altro suo grande capolavoro è visibile a Bovile: il
soffitto a cassettoni della chiesa è stato interamente scolpito e
dipinto da lui, unendo idealmente le due parrocchie che seguiva. Ha
anche realizzato una rappresentazione dell'Ultima Cena: una fotografia
è esposta qui nel museo, mentre l'opera originale si trova nella chiesa
di Santa Maria Maddalena a Perrero.
Sempre nell'ottica di aiutare la popolazione che doveva scendere fino a
valle per macinare i cereali, ha costruito un mulino a Bovile, che
esiste tuttora. Ne abbiamo il modellino originale esposto qui. In
questo progetto, così come per la costruzione della strada, ha
investito fondi personali e ha lavorato fisicamente insieme a tutti gli
abitanti della valle. Era un forte simbolo di unione: tra lui e le
persone delle borgate c'era un'assoluta unità di intenti e un rispetto
reciproco.
Interventi dal pubblico e Moderatore: – Rappresenta molto bene quello
che si può ritrovare nello spirito di una visione condivisa. Entrambe
queste figure, pur in situazioni e ambienti diversi, sono state molto
simili, vivendo per la propria gente. Il resto della documentazione e
delle fotografie è esposto qui per chi lo desidera. – Aggiungo solo una
cosa velocissima per non togliervi la curiosità: il moderatore possiede
un archivio immenso di fotografie. L'altra sera mi ha mostrato
un'immagine degli anni '30 scattata proprio durante la costruzione
della strada a San Martino. Vi raccomando di chiedergli di farvela
vedere!. – Mi viene in mente anche una testimonianza orale che avevo
raccolto: alcune persone di passaggio videro un uomo che lavorava
duramente alla costruzione della strada indossando un saio lungo e
pensarono a quanto fosse strano lavorare in quelle condizioni.
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