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Persone e Territorio 2026

Marina Bedìn Franco Gelato

[NB: questo testo è una trascrizione AI della registrazione del convegno con una minima rielaborazione automatica per la sistemazione formale del testo]

Moderatore: Scusate, non riesco molto a moderare e infatti siamo andati lunghi sui tempi, ma va bene così. Adesso avremo un intervento di Marina Bedin e Franco Gelato per parlare dell'altro Don Richiardone. È l'altro dei due parroci che appartenevano a religioni diverse, ma aiutavano tutti, forse proprio perché le rappresentavano entrambe al meglio. Tra l'altro, per un lungo periodo della mia vita ho pensato che oggi questa attitudine fosse diventata una cosa scontata; in questi ultimi anni, mi sembra che non lo sia più tantissimo. Comunque, vi cedo la parola.

Relatore 1: Grazie. Mi collego a quanto hanno detto Anita e Laura sull'umiltà di queste persone, in quanto Don Giulio Richiardone è un grande esempio per questa valle. È sempre stato un parroco prodigo verso tutti gli abitanti di queste borgate, indipendentemente dalla loro fede: tra cattolici e valdesi non ha mai fatto differenze e ha sempre aiutato chiunque fosse bisognoso. Si racconta che, anche nei periodi di carestia, donasse sempre grano e farina alle famiglie più povere. Si preoccupava costantemente delle difficoltà quotidiane di chi viveva in questi luoghi. Gli abitanti di Bovile, Grangia, Peone e delle altre borgate erano molto distanti e dovevano percorrere un lungo tragitto per portare a macinare i raccolti al mulino a valle.
Per questo motivo, Don Richiardone si è prodigato in prima persona per costruire una strada, così da rendere più facile il lavoro delle famiglie povere e agevolare il trasporto. Il primo tratto di strada, pensato proprio da lui, partiva da Bovile scendendo verso Villa Secca e i Chiotti. L'ultimo pezzo si era interrotto perché, per gli abitanti dell'epoca, cedere una porzione di terreno era considerato un danno grave. Di conseguenza, essendo la sua parrocchia a San Martino, realizzò una deviazione verso San Martino. Pensò poi di proseguire, sistemando la vecchia strada che da San Martino scende a Perrero verso la Eirassa, ovvero l'attuale sentiero che si percorre al contrario partendo dalla chiesa di Perrero durante la Via Crucis. La costruzione di questa strada testimonia la grande utilità di una persona che si è messa a completa disposizione degli abitanti. Inoltre, grazie all'aiuto del Cavalier Tessore, un altro personaggio importante della valle, ha fatto arrivare la luce elettrica a San Martino e successivamente a Bovile, ritenendo ingiusto che gli abitanti dovessero faticare così tanto in luoghi già tanto impervi.
Don Richiardone è stato parroco in questa chiesa dal 1903 al 1952, anno della sua morte, passando l'intera sua vita in mezzo alla sua gente. Un esempio del suo operato lo potete ammirare proprio qui, dove siamo seduti attualmente: l'altare e i confessionali sono opera sua. Purtroppo la chiesa ha subito diversi furti, per cui potrete notare che mancano alcune statuine, come quelle di San Marco e San Luca. Ha fatto rifare buona parte della chiesa, compreso il battistero, e le principali opere lignee che vedete sono state realizzate da lui. Al piano di sopra potrete visitare il laboratorio in cui creava queste sculture, dove sono conservati tutti i suoi disegni e i suoi attrezzi originali.
Sempre all'interno di questa chiesa, ha acquistato il primo organo di tutta la valle. Essendo un grande appassionato di musica e di canto, ha usato questa sua passione per aiutare i giovani delle borgate, togliendoli dalle strade e dalle osterie. Insegnando loro a cantare e a suonare, ha formato la cantoria e la banda musicale, avviando molti giovani a una passione che poi hanno proseguito anche nei paesi vicini, come Perrero e Pomaretto. La musica è stata un mezzo fondamentale che ha pensato per unire e aiutare le persone.
Aveva un'abilità innata nel lavorare il legno. Quando gli chiedevano come facesse a creare certe statue, rispondeva: "Non ho fatto niente, la statua è già scolpita all'interno del pezzo di legno che ho in mano; io tolgo solamente il superfluo". Eliminare il superfluo è un profondo insegnamento di umiltà, specialmente in una vita in cui si tende invece ad accumulare. Molte delle sue opere sono state donate, come ad esempio una culla offerta al Re di Savoia in onore della nascita della figlia Maria Gabriella. In zona, praticamente non c'è famiglia che non abbia in casa un mobile, una sedia o un letto realizzato e donato da lui; sapeva di cosa avevano bisogno e lo costruiva per loro. Ha sempre trascurato se stesso a beneficio della sua gente, rimanendo un uomo molto umile.
Don Richiardone era anche un abile pittore. Fuori nel cortile, quando verrà tolto il telo, si potrà notare un suo affresco semplice ma molto significativo. Un altro suo grande capolavoro è visibile a Bovile: il soffitto a cassettoni della chiesa è stato interamente scolpito e dipinto da lui, unendo idealmente le due parrocchie che seguiva. Ha anche realizzato una rappresentazione dell'Ultima Cena: una fotografia è esposta qui nel museo, mentre l'opera originale si trova nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Perrero.
Sempre nell'ottica di aiutare la popolazione che doveva scendere fino a valle per macinare i cereali, ha costruito un mulino a Bovile, che esiste tuttora. Ne abbiamo il modellino originale esposto qui. In questo progetto, così come per la costruzione della strada, ha investito fondi personali e ha lavorato fisicamente insieme a tutti gli abitanti della valle. Era un forte simbolo di unione: tra lui e le persone delle borgate c'era un'assoluta unità di intenti e un rispetto reciproco.

Interventi dal pubblico e Moderatore: – Rappresenta molto bene quello che si può ritrovare nello spirito di una visione condivisa. Entrambe queste figure, pur in situazioni e ambienti diversi, sono state molto simili, vivendo per la propria gente. Il resto della documentazione e delle fotografie è esposto qui per chi lo desidera. – Aggiungo solo una cosa velocissima per non togliervi la curiosità: il moderatore possiede un archivio immenso di fotografie. L'altra sera mi ha mostrato un'immagine degli anni '30 scattata proprio durante la costruzione della strada a San Martino. Vi raccomando di chiedergli di farvela vedere!. – Mi viene in mente anche una testimonianza orale che avevo raccolto: alcune persone di passaggio videro un uomo che lavorava duramente alla costruzione della strada indossando un saio lungo e pensarono a quanto fosse strano lavorare in quelle condizioni.




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