1915.
Un imprenditore Pinerolese regala una macchina fotografica al direttore
della sua azienda.
1922.
Un Pinerolese in vacanza al mare insegna a suo figlio ad usare la
macchina fotografica.
Forse quell'imprenditore, in quel momento, non immaginava di fare un
gesto del quale saremmo stati contenti un secolo e più dopo...
L'imprenditore
era Pietro Villa, titolare della Talco e Grafite Val Chisone, società
che estraeva talco e grafite dalle valli Chisone e Germanasca, nonché
da altri siti. Il direttore era Damiano Sartorio; personaggio chiave
per l'azienda, che si era occupato della trasformazione della
preesistente società Anglo Italian Talc and Plumbago Mines Company Ltd
a capitale Italo-Inglese nella nuova società.
Il regalo era
notevole per la novità tecnologica del momento ed ha spinto Damiano a
cominciare a fare fotografie. Anni più tardi suo foglio Piero avrebbe
fatto suo l'interesse per le foto e ne avrebbe fatto un vero e proprio
hobby che lo avrebbe portato a documentare con album fotografici la sua
vita.
Passano gli anni e a Piero viene voglia di documentare ancora
meglio le foto... E comincia a riordinarle, comprese quelle di papà, e
scrivere appunti e commenti riguardo ogni foto dei suoi album. E il
lavoro precede per anni...
Ed eccoci qua! Piero ci ha lasciato un patrimonio di ricordi carichi di
simpatia e ricchi di grande interesse storico.
Uno
spaccato di vita della prima metà del '900 che ci permette di fare un
viaggio con la macchina del tempo e andare a fare amicizia con i
personaggi che hanno costruito il mondo nel quale oggi viviamo.
E
grazie alla cortesia della famiglia ci è possibile fare questo
fantastico viaggio rivivendo la vita e i luoghi come le foto ed i
racconti di Piero.
Personaggi
ed interpreti:

Prima foto a sinistra: Pietro Villa in un'immagine tratta da:
L'illustrazione Italiana; 1926 restaurata e colorata AI.
Seconda foto: la macchina fotografica
Kodak 6 ½ x 11 oggetto
del regalo. NB:Non una di quel modello... Proprio quella!
Nella foto a destra il destinarario del regalo così descritto dal
figlio Piero:
Questo è papà nel 1915. Capelli scuri, baffoni,
colletto duro, panciotto fantasia. Ha 35 anni. Ha ricevuto da poco in
regalo da Villa una Kodak 6 ½ x 11 con cui sono fatte tutte queste
foto. Qui si trova a Perrero, dove la mamma ed io passavamo due mesi
d'estate e dove lui veniva a raggiungerci durante le feste. È presso la
Germanasca, in un punto che non mi è possibile riconoscere ma che non
deve essere distante dalla funicolare. Foto e note di Piero
Sartorio con colorazione AI.
Qui
siamo a Forte dei Marmi nel Luglio 1922. Una mattina presto papà mi
accompagnò in spiaggia e mi impartì i primi rudimenti sull'uso della
sua macchina fotografica. Forse la foto di lui rappresenta il mio primo
risultato.
Foto e note di Piero Sartorio.
Piero Sartorio davanti ad una miniera.
Archivio di Piero Sartorio.
Piero, che in effetti si chiamava Pietro
ma in questo sito lo chiamiamo come lo hanno sempre chiamato tutti, ha
vissuto un'epoca di cambiamenti enormi. Ha ancora lavorato con i
carrelli delle miniere trainati da muli per poi vedere l'arrivo dei
locomotori e tempo dopo dei mezzi su gomma; ha visto l'uso su vasta
scala delle teleferiche per portare il talco sulla carrozzabile e dei
carri trainati da cavalli per i trasporti successivi per poi arrivare
alla scomparsa di entrambi a favore di autocarri che spesso passavano
su strade nuove la cui costruzione è diventata possibile grazie
all'invenzione degli escavatori. Ha visto il mondo prima della seconda
guerra mondiale, durante e dopo
Nella vita è stato accompagnato dall'hobby della fotografia - all'epoca
una tecnologia all'avanguardia - da una forte passione per quello che
faceva e da una metodicità notevole che lo ha portato a gestire i suoi
archivi con grande cura, spesso dando l'impressione che lo facesse
proprio pensando a chi ci avrebbe lavorato "dopo".
Grazie a lui abbiamo la possibilità di vedere oggi immagini di quel
mondo ormai scomparso potendo contare anche su abbondati appunti che
permettono di vivere quell'epoca con lui e coloro che ricorda nelle sue
note, avendo la piacevole sensazione di diventarne amici.
Per cui mi piace dire un bel "Grazie" a Piero e al papà Damiano per ciò
che hanno fatto e ci hanno lasciato e a Carlo per permettermi di
"rovistare" nelle sue preziose cose...

Diploma dei “Fedeli alla Miniera” conferitogli il 4 dicembre 1973
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