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I tredici laghi - Lî têrze Laou - La Gran Miando.


Questa fotografia è stata fatta dalla vetta del Cornour nell'estate 2008. È uno dei pochi punti da cui si possono vedere contemporaneamente tutti i laghi.

Durante la glaciazione Würm un imponente ghiacciaio sovrastava l'alta valle Germanasca. Millenni di lento lavorio della massa di ghiaccio hanno levigato le rocce sottostanti e livellato il terreno.
Col ritiro dei ghiacci, quello che era il bacino di carico del ghiacciaio è diventato un grande vallone di alta quota. La conformazione “ereditata” dal suo passato glaciale ha favorito l'accumulo di acqua in parecchi punti diversi.


Nella zona dove si trovano il Lago Primo ed il Lago della Carota si vedono le caratteristiche rocce levigate dal ghiacciaio.
Foto: 2012.

Col passare dei millenni le pozze hanno assunto la conformazione e le caratteristiche biologiche di laghi di alta quota.
Sono tredici e tutti collocati sopra il limite della vegetazione perenne e passano gran parte dell'anno gelati, almeno in superficie.
In effetti uno dei laghi – quello detto “della Carota” - è completamente intorbato e la presenza d'acqua è limitata ai rivoli che attraversano la torbiera.
Quello detto “della Noce” è visibile solo al disgelo poi prosciuga del tutto.

Tredici Laghi Prali Praly
Vallone dei Tredici Laghi in veste invernale.
Gennaio 2012.


Panorma autunnale sulla parte alta del Vallone. La vetta più alta è il Cornour.
Settembre 2010.

Nella toponomastica locale il vallone è noto come La Gran Miando.

In condizioni naturali questi laghi sono popolati solo di anfibi – in questo caso rane temporarie – larve di insetti, vermi, piccoli animali acquatici, plancton e fitoplancton. Mancano del tutto i pesci che però sono stati artificialmente introdotti in parecchi laghi.
Nei laghi in cui ci sono pesci la presenza di altre forme di vita si è ridotta drasticamente o ha subito radicali alterazioni. L’effetto dell’introduzione del salmerino è complesso, ma alla fine macroscopicamente visibile. Si tratta di un pesce estremamente vorace che divora qualsiasi forma di vita da dimensioni “ingoiabili a fatica” fino allo zooplancton pressoché microscopico. Nel suo ambiente naturale le prede abbondano e questo comportamento rimane correttamente inserito nell’equilibrio biologico generale. Nei piccoli laghi alpini come questi, il salmerino riesce a cancellare quasi completamente la vita animale compreso lo zooplancton. La scomparsa di quest’ultimo, che si nutre di fitoplancton, porta alla sua espansione incontrollata con effetti di eutrofizzazione chiaramente visibili sotto forma di sovrabbondanza di alghe e piante acquatiche, spesso molto belle, ma che in effetti sono il campanello di allarme di un problema molto serio.

Il vallone è popolato anche di marmotte facili da vedere anche se non da avvicinare.
Fra gli uccelli è facile scorgere i corvi imperiali ed i gracchi.
Gli ungulati sono più rari in quanto la zona è utilizzata per il pascolo del bestiame che insieme alla presenza di abbondanti turisti porta un certo disturbo.

I Tredici Laghi hanno trovato un estimatore d'eccezione in Papa Ratti – Pio XI che in un'intervista offre questa osservazione: «Io ho una grande stima dei Piemontesi e in modo particolare dei Pinerolesi, tra i quali conservo alcune care amicizie — era amico del signor Marone, proprietario della villa che ospitò Edmondo De Amicis — ma se i Piemontesi fossero dei Lombardi, avrebbero valorizzato i Tredici Laghi, perché il sole di quella conca superba ha eccezionali qualità terapeutiche ».

In passato la zona ha avuto una forte rilevanza strategica militare dovuta alla vicinanza con il confine francese. Si nota ancora l'imponente presenza di strutture militari e una fitta rete di strade che dal Vallone vanno verso le altre innumerevoli strutture militari nei valloni circostanti. Nei pressi del Lago Rametta è ancora possibile vedere due cannoni dei quattro che erano stati portati durante la seconda guerra mondiale.
Il vallone dei Tredici Laghi è stato anche usato nel 1594 dal comandante francese Lesdiguières durante il tentativo non riuscito di soccorrere la Bricherasio ugonotta sotto assedio dalle truppe sabaude e spagnole.

Tredici Laghi Perrucchetti
Il Lago della Draja con i ricoveri Perrucchetti in una cartolina datata 1913.

Il Vallone è facilmente visitabile grazie alla presenza di due seggiovie che da Praly conducono direttamente a 2500 metri di quota.

L'ambiente montano e ricco di acqua rende facile scorgere molti animali anche non comuni. Marmotte, corvi imperiali, bianconi, rane ed anche i poco conosciuti gordiacei.

Silohuette di un Corvo imperiale Corvus corax
Silhouette di Corvo imperiale o Corvus corax.
Foto: 2010


Silhouette di biancone
Silhouette di Biancone o Circaetus gallicus.

Questo rapace ha la caratteristica di essere migratore per cui può essere visto solo durante i passaggi. In questo caso si trattava della migrazione autunnale.

Foto: 2010



I nomi dei laghi derivano dalla toponomastica popolare e sono spesso legati a leggende o al loro colore.

Perché queste pagine?
Il lago Primo - Lou Laou Prim
Il lago dell'Uomo - Lou Laou 'd l'Om
Il lago della Carota - Lou Laou 'd la Carotto
I laghi Gemelli - Lî Laou Bêsoun
Il lago Rametta o lago dei cannoni - Lou Laou Ramëtto ou dî canoun
Il lago Nero - Lou Laou Nìër
Il lago Lungo - Lou Laou Lonc
I laghi Verdi - Lî Laou Vèrt
Il lago della Drajo - Lou Laou 'd la Drajo
Il lago della Noce - Lou Laou 'd la Noùizo
Il lago Bianco - Lou Laou Blanc
Ricoveri Perrucchetti

Come raggiungerli.
Il Vallone è attraversato dal Sentiero Peyrot.
Chi preferisce andare a piedi può percorrere il tragitto che da Ghigo porta ai Tredici Laghi per la mulattiera raggiungendo il Lago della Draja da cui poi ci si può portare ai vari laghi.
Chi preferisce arrivare rapidamente può fare la salita in Seggiovia raggiungendo il Sentiero Peyrot che in pochi minuti porta al Lago dell'Uomo.
Occorre tenere presente che la facile accessibilità al Vallone determina una intensa presenza umana nella zona. In queste condizione è particolarmente importante fare un'attenzione “speciale” a non lasciare rifiuti in giro, non fare rumore, non calpestare inutilmente la vegetazione sforzandosi di rimanere sulle mulattiere perché qualsiasi piccolo danno, moltiplicato per moltissime persone, diventa pesante.
Durante la visita sarà piacevole notare che, nonostante la forte presenza di gitanti, raramente si vede in giro i rifiuti che solo pochi decenni fa era tristemente facile trovare.

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